
LA STORIA
La storia di questa tecnica si confonde con la storia dell'uomo: pensiamo al gesto della
madre che accarezza i piedini del figlio neonato e come questo insista nel giocare con
i suoi piedi e nel "ciucciarsi" gli alluci, ricordandosi del piacere provato nel comprime
le piante contro la parete dell'utero materno prima di nascere.
In Egitto, a Saqqarah, è stata ritrovata la tomba di Akhmahor, conosciuta anche come la"tomba del medico" risalente all'inizio della VI dinastia, circa 2330 anni a.C. (più di
4300 anni fa!!). In essa una pittura murale che vede all'opera il medico nello stimolare le
dita dei piedi e delle mani del paziente. I geroglifici tradotti riportano queste frasi:
"Non farmi male", e la risposta del medico: "Agirò in modo da meritare la tua lode". Più recentemente ci è nota l'uso che di questa tecnica facevano alcune tribù
indigene del Kenya.

Nel 2800 a.C. circa nacque l'imperatore YIU che, si dice, fu concepito dalla madre
camminando a piedi scalzi sulle orme di un gigante. Da quel momento nella tradizione
taoista troviamo una tavola denominata ZU TOI TO, che raffigura un feto nella pianta del piede,
evidenziando la stretta relazione fra piede e corpo umano. Nel 480 a. C. troviamo MAK
ZI,uno dei tre grandi della cultura cinese, insieme a LAO ZI e HON ZI (più conosciuto come
Confucio). Egli approfondì anche a livello filosofico l'ON ZON, cioè il massaggio del piede.
Tradizioni popolari sono poi giunte fino ai nostri giorni sia in Cina, che in India,
Indonesia, Pakistan.Anche in America è conosciuta e praticata presso diverse tribù di
indigeni. Anche oggi è possibile verderla attuare, tramandata per tradizione orale, nelle
riserve indiane. Un fatto. Il 20° presidente egli Stati Uniti, Garfield (1831/1881)..."dopo
aver tentato inutilmente con altri medicamenti, riscontrò notevole miglioramento, fino alla
definitiva scomparsa dei dolori, postumi di un attentato"... facendosi trattare con la
reflessologia.
Intorno al 1852 i medici Adamus e Atatis, discussero metodi simili alla Reflessologia, ma
già nel 1500 troviamo nella autobiografia dello scultore Benvenuto Cellini una frase che ci
può far supporre come anche in Italia certe tradizioni popolari fossero presenti. Racconta
infatti il noto artista di essersi curato da dei "dolori diffusi nel corpo" mediante "robuste pressioni sulle dita delle mani e dei piedi". Ci sono poi altri ricordi di
tradizioni popolari in vari paesi europei, ma per il momento, non essendoci riscontri
storici precisi, è meglio evitare di parlarne. Tutto quanto riportato, conferma l'ipotesi
che la Reflessologia abbia fatto parte della cultura istintiva dell'umanità. E ai tempi
nostri?
Da tutti è riconosciuto come padre della Reflssologia moderna il Dottor William H.
Fitzgerald. Nato a Middletown (Usa) nel 1872, si laureò in medicina presso l'università
del Vermont nel 1895. Ha studiato anche a Vienna, Parigi, e Londra dove per due anni ha
fatto parte dello staff del Central London Ears, Nose and Throat Hospital (Ospedale centrale
di Londra per cure otorinolaringoiatriche). Ha operato come medico nel Boston City Hospital
e come specialista laringoiatra presso il St. Francis Hospital di Hartford, nel Connecticut.
Morì a Stamford nel 1942. Nel 1902 cominciò lo studio e la sperimentazione pratica della
Terapia Zonale, lavorando sulle mani ed esercitando una pressione su varie parti delle dita
per alleviare il dolore. Nel 1917 pubblicò un libro molto interessante "Zone
Therapy, or Relieving Pain At Home" (terapia zonale, come alleviare il dolore a casa propria).
Il libro non ebbe molto successo nel mondo medico, tranne per il dottor Joe Shelby Riley
che si sentì attratto da queste teorie. Nello studio del doti Riley, lavorava come terapista
una certa Eunice Inghàm che partecipò attivamente alla ricerca e sperimentazione della
Terapia Zonale. Fu proprio quest'ultima che ebbe una intuizione particolare. Mentre
Fitzgerald lavorava soprattutto le mani, essa notò che c'era un'altra parte del corpo che
era ancora più sensibile: il piede. Incoraggiata dal dott. Riley iniziò a sviluppare la
Reflessologia del piede negli anni '30. Esplorando i punti sensibili dei piedi in rapporto
con l'anatomia dell'organismo, tracciò una prima mappa circostanziata delle zone del piede
in rapporto con gli organi del corpo.

A differenza di Fitzgerald, che per le pressioni usava pettini ed attrezzi vari, sviluppò il suo metodo usando solo le dita delle mani e
soprattutto il pollice. Nel 1938 la Inghàm raccolse esperienze e convinzioni in un libro:
Stories thè Feet Can Teli (Le storie che i piedi possono raccontare). Questo fece
conoscere la Reflessologia al grande pubblico, dando inizio a tutta una attività di seminari e
conferenze, che fecero della Inghàm la prima divulgatrice di questa tecnica.
Nel dicembre del 1974, all'età di 85 anni, Eunice Inghàm morì, ma non per questo si fermò
la divulgazione della Reflessologia. Anche dall'Europa numerosi allievi avevano partecipato
ai suoi corsi e fra questi la più famosa è certamente Hanne Marquand che fondò in Germania
una scuola di Reflessologia.
In Italia la divulgazione della Reflessologia la si deve all'entusiasmo di Elipio Zamboni.
Proveniente dal mondo dei massofisioterapisti si dedicò alla tecnica Reflessologica dopo
aver seguito un corso in Germania tenuto da Hanne Marquard. Era l'ottobre 1974. Dopo alcuni
anni di pratica e sperimentazione iniziò a svolgere corsi di preparazione per nuovi
reflessologi e da qui cominciò a diffondersi la conoscenza di questa tecnica anche in Italia. Fonda al prima Associazione di Reflessologia e nel 1987 fonda la Scuola Triennale.
Nella notte del 17 luglio 1992 Elipio Zamboni muore, a causa di un incidente stradale, ma
lascia negli animi dei suoi allievi un grande insegnamento morale:
"SEDERE AI PIEDI DI UN PAZIENTE E' UN ATTO DI UMILTA' E DI AMORE".

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